Matanzas è una città di ponti, di fiumi che si intrecciano e di una quiete che solo la Valle dello Yumurí sa custodire. Ma nel cuore del suo centro storico, sotto i portici dell’Oficina del Conservador, il silenzio è interrotto da un ritmo familiare e costante: quello di una macchina da cucire che ha sfidato il tempo. Qui, Adilén Díaz, fondatrice di Planeta Moda Cuba, unisce ritagli di stoffa per tessere una vera e propria rete di resistenza attraverso l’imprenditoria.
La storia di Adilén è indissolubile dalle sue radici. A 42 anni, cammina con la fierezza di sua nonna, una donna che, pur essendo analfabeta, le ha lasciato la lezione più preziosa: la macchina da cucire è uno strumento di libertà. Oggi, quello stesso strumento domina il suo laboratorio, circondato da cassetti e vetrine che custodiscono la memoria familiare. “Ogni traguardo che raggiungo lo dedico a lei”, confida Adilén, che ha trasformato quell’eredità in un’attività che festeggia oggi otto anni di vita.
Planeta Moda Cuba è nata come scuola di moda, ma si è evoluta fino a diventare un punto di riferimento per il design sostenibile sull’isola. Il concetto è tanto semplice quanto potente: donare una “seconda vita” a capi dimenticati, trasformandoli in pezzi unici che rispettano l’ambiente.
Gestire un’impresa, però, non è un percorso lineare. Adilén conosce bene il peso del “sovraccarico di ruoli”: è il volto del brand, ma anche madre e capofamiglia. Affronta crisi e periodi di dedizione assoluta, lavorando da lunedì a lunedì, senza sosta. “Abbiamo attraversato momenti duri”, ammette, sottolineando come le donne spesso portino su di sé un carico superiore rispetto agli uomini nel conciliare la gestione di un business con le responsabilità domestiche. Per lei, fare impresa ha significato accettare sacrifici personali e una disciplina ferrea per non restare confinata entro le mura di casa.
L’impatto di Adilén è cresciuto grazie a Zonas Creativas, il progetto promosso a Matanzas dall’Oficina del Conservador e da ARCS, con il sostegno della Cooperazione Italiana. La partecipazione al primo Corso in Economia Creativa è stata la svolta: lì ha imparato a tradurre l’identità della sua città — la sua architettura, l’archeologia e la natura — direttamente nei suoi capi, attraverso minuziosi ricami artigianali.
Oggi i frutti di questo impegno sono tangibili. Adilén non trattiene il successo, lo moltiplica: cinque anni fa ha fondato la FES (Fiera dell’Imprenditoria Sostenibile), un appuntamento mensile che riunisce decine di talenti locali, in gran parte donne. Ha inoltre trasformato una parte del suo laboratorio in un concept store dove le artigiane della zona possono esporre e vendere le proprie creazioni, beneficiando della visibilità che Planeta Moda ha conquistato con anni di dedizione.
Nell’“Atene di Cuba”, il lavoro di Adilén dimostra che la strada verso l’equità non si lastrica di parole, ma di sforzi coordinati e concreti per superare carenze e pregiudizi. Il suo percorso conferma che le Industrie Culturali e Creative sono una via reale affinché le donne possano uscire dalla propria comfort zone e riconoscersi come leader capaci di trasformare il territorio.
A Matanzas, la moda non è più qualcosa di effimero: è un impegno verso la terra e verso la rete di mani che, punto dopo punto, sostiene l’anima della città.
Questa storia fa parte della campagna “Reti per l’Equità di Genere”, promossa da AICS L’Avana con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dei partner del progetto Zonas Creativas.
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